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Le ceramica può essere lavorata a mano o con il tornio. Oggi
esiste quello elettrico, ma una volta i nostri vasai ne usavano
uno che veniva azionato tramite la spinta del piede su una ruota
di legno posta al di sotto del piano in cui lavorava il torniante. Una
volta realizzata la forma, questa deve essere rifinita con stecchi
appositi e fatta asciugare. Quando l'argilla ha perso tutta
l'acqua ed e è perfettamente asciutta, viene cotta in forni che
raggiungono la temperatura di 1000°. Quello che esce dal forno
dopo la cottura prende il nome di biscotto. Tra gli oggetti più
caratteristici della tradizione anghiarese, lo scaldino è uno dei
più importanti. Evidenzia non solo l'aspetto popolare di questa
produzione, ma anche l'elevata qualità della lavorazione che ad
Anghiari un tempo era fiorente. Cercando di mantenere sempre
viva questa tradizione, Marilena lavora al tornio l'argilla,
prelevata nelle campagne intorno al paese; con questa realizza non
solo i famosi scaldini dalla vetrina nera, ma anche zuppiere,
pignatti, e molti altri oggetti prendendo spunto dai vasai
anghiaresi. La creatività e la sperimentazione portano ad
oggetti sempre nuovi e diversi, dei pezzi unici, per la cura con
cui sono stati realizzati e per la caratteristica che ha la
ceramica di essere sempre diversa, una sorpresa ogni volta che gli
oggetti vengono tolti dal forno dopo la cottura.
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